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Età medievale

Il territorio di Calenzano nel Medioevo è territorio di confine: vicino alla linea di confine tra la diocesi fiorentina e quella pistoiese, fa parte delle proprietà dei conti Guidi di Modigliana, potente famiglia comitale di origine bizantina, che qui vengono in contatto con altre potenti casate: gli Alberti, signori di Prato e della val di Bisenzio, e gli Ubaldini che dominavano il Mugello. Famiglie che furono anche rivali nella rivendicazione dell’eredità marchionale di Ugo di Toscana e questa rivalità è di certo uno dei motivi del proliferare di antichi luoghi fortificati su entrambi i versanti della Calvana. Tra i secoli XII e XIII si trattava di un limite confinario di forte valenza politica in un’area che rappresentò anche -ed a lungo- uno dei confini più vicini alla stessa città di Firenze, che all’inizio del XIII secolo acquisisce il controllo del territorio, processo scandito da episodi come la distruzione del castello di Combiate, nel 1202, o la vendita del castello di Travalle alla Repubblica, nel 1225, da parte dei Tosinghi e dei Lamberteschi. Torri e castelli vedono così diminuire progressivamente la loro funzione prettamente strategico-militare, cui si associa ora quella demico-insediativa.
Nel corso del XIV secolo la valle ed il castello di Calenzano costituiscono, di fatto, la chiave di sbarramento alla piana alluvionale dell'Arno verso Firenze e riscoprono - spesso a loro danno - i rischi in termini militari di una posizione così importante da un punto di vista strategico. Calenzano ed il suo territorio subiscono infatti ingenti danni dalle incursioni di Castruccio Castracani, nel corso degli Anni Venti del secolo, dall’esercito visconteo guidato da Giovanni da Oleggio (1351) e dai mercenari inglesi guidati da Giovanni Acuto (1364).
Dalla fine del Trecento, le mutate condizioni politiche della repubblica fiorentina rendono ormai inutili le antiche fortificazioni che punteggiano il suo contado: le vecchie strutture militari vengono allora adeguate alle nuove esigenze di ricchi imprenditori fiorentini che già da un secolo avevano cominciato ad investire sul contado disseminandolo di case da signori e case da lavoratori determinando la nascita del caratteristico un paesaggio dei dintorni di Firenze, pesaggio che nel XV secolo Leonardo Bruni, Cancelliere della Repubblica Fiorentina, così descrive «Dopo le ville (...) sono le chastella, anzi, non è di quella regione, che circonda le ville, alcuna parte che non sia piena di splendidissime terre. Et la città è posta nel mezo di loro, come principale e domatrice di tutteƖ »


Ugo di Toscana Venticinquina fiorentina, 1260 circa
 

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