Testata

Logo Museo del Figurino Storico

Museo del Figurino Storico


Menù principale


Menù di sezione

 

Vita quotidiana nel Medioevo a Calenzano: signori, contadini, mercanti

Il castello, stretto tra Prato e Firenze (a Calenzano continuarono per secoli a essere in vigore contemporaneamente sia il sistema di misura pratese sia quello locale, fiorentino), dominava una pianura gia' fortemente antropizzata, ricca lungo le sponde della Marina e alle pendici di monte Morello, piu' povera via via che si saliva lungo gli aspri crinali della Calvana: ad esempio, nel marzo 1208, un uliveto in Calenzano Alto venne venduto dalle monache di San Niccolo' alla citta' di Firenze per 100 soldi a staioro; qualche anno prima, nel gennaio 1145, uno staioro di bosco a Carraia era stato comprato per 5 soldi, un prezzo assai basso. Su questa pianura si coltivavano soprattutto cereali (grano, spelta, orzo, aveva, miglio, segale e panico). I documenti ricordano almeno due qualita' di grano: il comune e il conveniente, ma non e' facile precisare oggigiorno in cosa differissero tra loro le due qualita'. Certamente, considerato il clima e la qualita' del terreno, si doveva trattare di grani teneri, adatti alla panificazione, che acquistarono rilevanza crescente col migliorare delle tecniche agricole. La domanda dei ceti abbienti e gli alti prezzi cui i grani potevano essere venduti dovevano favorirne la coltivazione su larga scala: nella seconda meta' del XII secolo nei contratti di affitto l'obbligo del canone a grano divenne usuale. I contadini vivevano in case sparse ai piedi del castello, isolate o raggruppate in piccoli insediamenti dai quali si allontanavano al mattino per recarsi al lavoro nei campi circostanti, per raccogliere frutti nei boschi, per portare al pascolo il bestiame, per dedicarsi alla caccia o alla pesca. Le famiglie contadine erano, nella gran parte dei casi, famiglie nucleari o nucleari allargate, costituite cioe' dai genitori, dai figli (generalmente due o tre), dal nonno e/o la nonna, mentre abbastanza rare sembra fossero le famiglie estese. In ogni caso la famiglia contadina appare piu' consistente quanto piu' sono buone le sue condizioni materiali di vita, piu' vasta la terra di cui dispone, piu' abbondante il suo bestiame, specialmente quello da dedicare al lavoro. Il sistema colturale dettava i ritmi e i tempi del lavoro agricolo e in ogni caso la priorita' del contadino era assicurare alla propria famiglia e agli aventi diritto sulla terra da lui coltivata, o sui prodotti, la produzione cerealicola, che ovunque rappresentava l'ingrediente primario dell'alimentazione umana, soprattutto per i ceti piu' modesti. E' proprio mediante il consumo del pane che si puo' tracciare la prima elementare gerarchia fra ceti sociali, infatti vi era quello bianco, di mistura, pane di cereali piu' poveri come la spelta o addirittura il sorgo. La ricerca affannosa del pane si scontrava inevitabilmente con la fragilita' dell'agricoltura di fronte alle calamita' naturali e alla minaccia costantemente incombente della carestia, unite alla difficolta' dei trasporti a distanza dei prodotti agricoli. A rendere complicato il lavoro si aggiungeva anche l'inadeguatezza dei mezzi per lavorare il terreno, che ovviamente non veniva sfruttato al meglio. Non tutti i contadini infatti, disponevano di tiri di animali da lavoro da attaccare all'aratro. E' un fatto significativo che nelle comunita' contadine il possesso o meno di una coppia o piu' coppie di animali da lavoro costituiva spesso elemento decisivo di stratificazione sociale. I contadini italiani a sud dell'Appennino e quelli di tutte le zone asciutte del Mediterraneo impiegavano ancora l'antico aratro a vomere simmetrico, che apriva soltanto il suolo senza rovesciare la zolla. Dei lavori dedicati alla raccolta dei grani quello della mietitura veniva ovunque svolto con la piccola falce, forse non sempre ma spesso dentata. Ci si dedicava ovviamente anche alle coltivazioni arboree, in particolare della vite, perche' tale coltivazione era possibile estenderla un po' su tutti i suoli e perche' i lavori richiesti dalla vite e dalla vinificazione si distribuivano sostanzialmente in tutte le stagioni. Da non dimenticare poi che il vino costituiva insieme al pane un ingrediente primario dell'alimentazione. Accanto alla maggior parte della popolazione impegnata nel lavoro dei campi (compreso un certo numero di braccianti stagionali), prima dei signori feudali sia laici sia ecclesiastici e poi dei grandi proprietari cittadini, a partire dalla meta' del XIII secolo probabilmente anche a Calenzano dovettero manifestarsi le ripercussioni dell'occupazione del territorio da parte del Comune di Firenze e soprattutto gli effetti di una nuova viabilita' che, spostando il traffico dalla Via Francigena ai passi appenninici del Mugello, dette nuova linfa al commercio e a tutte le attivita' a esso connesse. Alla comunita' rurale si sovrapponeva in tutta l'Europa il potere di un signore detentore di ampi territori o piccolo dominatore locale. Nei rapporti che egli intratteneva con la comunita' e nel legame e nel conflitto tra il signore e la comunita' si esauriva gran parte della vita politica e sociale del contadino. Le terre risultavano schematicamente divise in tre porzioni: la prima direttamente sfruttata dal signore locale, la seconda frazionata in concessioni familiari, ai contadini era destinata la terza, costituita da boschi e incolti di uso collettivo. Alla coltivazione delle proprie terre il signore provvedeva attraverso il lavoro di servi domestici o di salariati oppure mediante la prestazione di giornate di lavoro con la propria persona o anche con buoi da parte dei contadini concessionari. Tuttavia i rapporti fra il contadino e il signore non si limitavano solo all'aspetto economico, in quanto il signore deteneva anche dei poteri di carattere militare, territoriale e giurisdizionale e ogni signore, su base locale, giudicava gli abitanti del villaggio almeno per cio' che riguardava la bassa giustizia. Il traffico di uomini e merci lungo le grandi e piccole vie del medioevo offri' grandi possibilita' di sviluppo anche alla piccola economia delle campagne; cosi', vicino ai luoghi di transito obbligato, guadi, ponti e punti di tappa sorsero locande e piccoli mercati che potevano sfruttare i bisogni dei viaggiatori. Le grandi citta' nate e cresciute lungo le principali direttrici viarie erano da sempre sede di grandi mercati, ma lungo le strade percorse da mercanti e pellegrini nacquero mercati e fiere campestri: luoghi piani, protetti e vicino alle strade ospitarono queste attivita' e presero spesso il nome di mercatali. Un esempio vicino fu il mercatale della Val di Pesa, che ancora oggi porta questo nome. Per ricevere ospitalita' e un piatto caldo si poteva anche fare sosta presso le case di coloro che avevano scelto di stabilirsi nei pressi di luoghi di passaggio di uomini e merci proprio per trarne un guadagno. Si trattava per lo piu' di piccole abitazioni di contadini i cui abitanti si dividevano tra il lavoro dei campi e la vendita dei prodotti che da essi ricavavano; chi vi si fermava poteva trovare vivande semplici come focacce e zuppe, fieno per i cavalli o i muli, un sorso d'acqua o di birra. Dove il flusso dei viaggiatori era maggiore pero', durante i secoli di grande sviluppo del commercio, nacquero vere e proprie locande e osterie in cui si poteva passare la notte e gustare qualche piatto piu' nutriente e saporito. L'accoglienza nelle locande e negli alberghi era dunque piu' comoda che negli ospizi per i pellegrini, ma rimaneva molto semplice e scomoda: camerate uniche, letti sudici e scomodi da dividere con i compagni di viaggio, anche sconosciuti, spesso anche osti e albergatori poco onesti. Tutto cio' e' alla base della cattiva fama che locande e locandieri godevano nel medioevo, ma questa nomea non deve aver penalizzato molto la categoria che prospero' e si espanse grazie alle esigenze dei nuovi viaggiatori che percorsero le grandi vie del medioevo come la Francigena a partire dal XIII secolo: non piu' solo pellegrini, ma anche e soprattutto mercanti e corrieri, situazione che spiegherebbe anche la presenza a Calenzano di un edificio per ospitare i forestieri nel castello e dei numerosi spedali che caratterizzavano la viabilita' sul territorio comunale. La conquista fiorentina invece porto' a Calenzano una nuova ondata di ricchi mercanti esponenti di quella borghesia cittadina che fondava il proprio ruolo sociale non piu' sulla nobilta' di sangue ma sulla propria borsa e sul fiorino che, coniato nel 1252, dominava l'economia europea. Probabilmente, per i contadini di Calenzano passare dagli antichi signori feudali alla nuova aristocrazia del contado lascio' invariata la loro condizione, sempre e comunque al fondo della scala sociale.



La torre con scarpa e il lato nord della cortina muraria costruito dal comune di Firenze alla fine del XIV sec. LĂ­esercito di Castruccio Castracani davanti alle mura di Calenzano nella ricostruzione curata dall'A.F.B.I.S.
 

Copyright © Museo del Figurino Storico