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Dalle origini all'eta' moderna

Accanto alle pievi che caratterizzavano il territorio di Calenzano, soprattutto a partire dal X secolo cominciarono ad apparire proprieta' concesse dagli imperatori germanici a grandi signori feudali laici ed ecclesiastici. Attorno all'anno Mille il marchese Ugo di Toscana aveva donato al monastero della Badia fiorentina anche beni posti a Calenzano, tra i quali il 31 maggio 978 quattro case massaricie poste presso il torrente Marina, confermate qualche anno dopo dal papa Alessandro II "decimationem de curte et terra in loco Calenzano et Marine" 1067-1068. Altri beni sparsi lungo le pendici del monte della Calvana erano di proprieta' della badia di Vaiano (1259-1274); lungo le pendici si coltivavano anche gli olivi. Il territorio di Calenzano venne concesso dall'imperatore Enrico V ai conti Guidi di Modigliana, che lungo la Val di Marina, sulle cime dei colli posti in posizione strategica per il controllo della viabilita', stavano erigendo le loro torri e i loro castelli: Calenzano, Legri, Collina, Travalle. Cosi' la fortificazione della collina di Calenzano si deve ai conti Guidi, potente famiglia feudale di origine longobarda, le cui proprieta' tra X e XII secolo si estendevano dal Casentino alla Romagna, dal Valdarno di Sopra a Empoli e Pistoia. A questa potente famiglia nel 1191 l'imperatore Enrico VI concedette Kalenzanum cum tota curte sua, cioe' con tutte le terre circostanti su cui venivano esercitati i diritti della signoria feudale, in particolare monte Morello e le corti di Legri e Travalle. Una delle descrizioni piu' antiche del castello di Calenzano ci viene dal Liber Extimationum, che raccoglie le stime dei danni subiti dai beni dei guelfi a opera dei ghibellini dopo la battaglia di Montaperti. A quell'epoca, sulla cima della collina si ergevano le torri di potenti famiglie fiorentine come i Lamberti (di parte ghibellina), gli Scali, i Cavalcanti, i Della Tosa (tutti di parte guelfa) a proteggere e controllare l'antica strada che, risalendo dal Ponte alla Valle (dove sorgeva il mulino del Castello davanti al quale era stata spianata una grande aia), divideva gia' il borgo in due parti ben distinte: un cassero e le dimore fortificate di queste grandi famiglie nella parte piu' alta della collina, un borgo di sotto lungo il declivio che scende verso la pianura alluvionale. Il cassero (vale a dire la parte piu' difesa del castello) posto nel vecchio castello di Calenzano era composto da piu' edifici tra i quali si distinguevano un palazzo con una torre sul lato strada e un casa in cui era possibile ospitare i forestieri, accanto alla quale sorgeva una piccola stalla utile sia come deposito di paglia e concime sia per il ricovero del bestiame e di cavalli e asini dei viaggiatori. Una porta murata (cioe' difesa da mura in pietra) e una chiesa completavano le opere di difesa sulla parte piu' alta della collina. Appena fuori dal cassero sorgevano almeno un'altra decina di edifici in muratura, alcuni dei quali con granai, dispense e magazzini attigui, simbolo concreto di uno sviluppo dell'insediamento che si era anche dotato di una seconda porta, detta Porta Nuova per distinguerla dall'antica porta del cassero. Per tutto il XIII secolo lo sviluppo del castello dovette seguire topograficamente l'andamento della strada, fino all'ampliamento delle mura, in origine edificate solo intorno al cassero, e alla costruzione delle due porte di accesso al villaggio fortificato. Poi, tra la fine del Duecento e i primi del Trecento, il villaggio fortificato, dopo essere stato assoggettato alla repubblica fiorentina (probabilmente intorno agli anni Trenta del XIII secolo), dovette conoscere un periodo di notevole sviluppo, legato al passaggio della strada e alla presenza di un mercato le cui tracce evidenti rimangono nell'antica toponomastica (il Mercatale di Val di Marina) e nelle tessiture murarie degli edifici che si affacciano lungo la strada. L'ultima fase di sviluppo si deve all'importanza strategica assunta dal castello nella difesa del territorio fiorentino: dopo le distruzioni castrucciane Firenze si accollo' l'onere di costruire una terza cerchia muraria nella quale un ruolo di primo piano sembra aver giocato la porta Nord-Est (Porta al Serraglio) che, rinforzata anche da un puntone pentagonale, divento' un unico bastione merlato con le mura circostanti. Questo tratto e' notevolmente conservato e costituisce una testimonianza archeologica di notevole valore non solo per la ricostruzione della storia del castello ma anche per la possibilita' che offre di confrontare la tecnica costruttiva in essa impiegata con quella utilizzata nelle mura, molto simili, della vicina citta' di Prato. Dopo la vittoria del partito guelfo e la conseguente riorganizzazione del contado intorno a Firenze, a Calenzano fu allargata la cerchia delle mura senza pero' che fosse ancora incluso il borgo formatosi lungo via del Castello verso il Ponte alla Valle sulla Marina, borgo inseguito dalle mura dell'ultimo cerchio. In questo modo il castello di Calenzano passo' a occupare una funzione vitale nell'apparato difensivo costruito da Firenze a protezione del proprio contado. Un documento del 1305 cosi' descrive un ingegnoso sistema di segnalazioni con fuoco e fumo adottato per le torri attorno alla citta' di Firenze: dalla torre di Combiate, di proprieta' di messer Napo Della Tosa, si da' l'allarme con segnali di fuoco e di fumo in caso di avvicinamento di truppe nemiche: i messaggi, ricevuti dalla Torre di messer Manente della Scala a Calenzano, vengono subito ritrasmessi a Pizzidimonte e quindi a Prato; nello stesso tempo una vedetta posta sulla torre del Palazzo dei Priori di Firenze puo' vedere gli stessi segnali e dare l'allarme ai cavalieri e ai fanti di Porta San Giovanni. Questo elaborato sistema difensivo venne pero' messo in crisi dalla spedizione condotta contro Firenze da Castruccio Castracani, signore di Lucca e Pisa nonche' comandante della Parte Ghibellina in Italia. I caldi mesi dell'estate 1325 videro penetrare le truppe pisane e lucchesi, affiancate dai milanesi e dai tedeschi di Arrigo IV, fin sotto le mura di Firenze e in autunno uno a uno caddero tutti i castelli del territorio: nella notte tra il 4 e il 5 ottobre anche Calenzano fu presa e incendiata. Il territorio di Calenzano venne di nuovo investito dalla guerra nel 1351, ma stavolta le milizie viscontee di Giovanni da Oleggio, dopo aver preso il castello di Calenzano e arso il villaggio di Pizzimonte e apresso alcuna altra villa intorno, passarono in Mugello dopo aver forzato il passo a Combiate, nonostante le difficolta': il luogo era stretto, e passi aspri e forti: conveniva l'oste de' nemici valicare a piede, e uomo inanzi uomo, che a cavallo insieme non v'era modo... I danni subiti dalle fortificazioni vennero subito riparati dal Comune di Firenze. Il perimetro delle mura fu ingrandito fino a inglobare tutto il Borgo di Sotto, fino alla Portaccia, mentre dalla parte opposta si provvide a inglobare terreni coltivabili indispensabili in caso d'assedio e a rinforzare con la costruzione di un bastione pentagonale la Porta al Serraglio (o Porta di Sopra). A custodia delle fortificazioni vennero assegnati tutti gli uomini della zona per un raggio di un miglio e mezzo, coordinati da un castellano a capo di una piccola guarnigione. Stavolta il piano di rafforzamento si rivelo' adeguato: nel 1363, mentre le truppe pisane e i mercenari inglesi di sir John Hawkwood (meglio conosciuto in Italia come Giovanni Acuto) saccheggiavano e depredavano la piana fiorentina passando per lo stretto di Val di Marina in Mugello, le mura di Calenzano offrirono sicuro rifugio anche agli abitanti di Sesto Fiorentino. Gli effetti della guerra furono comunque devastanti: tutto cio' che si trovava fuori dalle mura venne bruciato e messo a sacco e i danni subiti dalle mura risultarono cosi' gravi da indurre il Comune a procedere a nuovi lavori di adeguamento e rafforzamento delle fortificazioni. Si vieto' ai calenzanesi di abitare, costruire oppure ricostruire case o anche capanne intorno alle mura del castello e sul poggio di Calenzano o entro un raggio di 200 braccia intorno a esso. A chi non aveva una casa propria all'interno della cinta muraria si impose di costruirne una a proprie spese in appositi lotti individuati per questo all'interno delle mura, case di cui si stabilirono le dimensioni. Le multe ai trasgressori dovevano essere utilizzate per opere alle mura e alle fortificazioni, lavori che dettero al castello l'aspetto che ancora oggi mostra: nei tratti non inglobati in edifici successivi rimangono in piedi lunghi tratti di mura, in parte merlate, con resti di mensoloni in pietra per i camminamenti di ronda e le caditoie, mentre un bastione a pianta pentagonale venne costruito per una difesa piu' adeguata della Porta al Serraglio.


Calco del sigillo del conte Guido detto il Bastardo (fine XIII sec.) Sezione di un castello con doppia cortina e cassero con piazza d'armi (tipologia sviluppatasi dal XII al XIII sec.)
 

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